Storie di…. Sergio Bresciani – 14

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Ognuno dei Caduti che riposano nel Sacrario italiano di El Alamein meriterebbe una citazione, un ricordo personale, una dedica. Per stringerli tutti – noti e ignoti – in un unico pensiero di Onore e riconoscenza per il loro sacrificio, valga come simbolo la citazione dell’esemplare figura di Sergio Bresciani, la cui vita terrena è finita in Africa il 4 settembre 1942. Questa la motivazione della Medaglia d’oro al Valore militare (fu il più giovane soldato italiano a meritarsi la massima onorificenza) che gli venne conferita alla memoria:

“Avanguardista sedicenne, fuggito da casa per accorrere sul fronte libico, portava nella batteria che lo accoglieva la poesia sublime della sua fanciullezza eroica. Sempre primo nel pericolo, rifiutava qualsiasi turno di riposo, riuscendo in ogni occasione di superbo esempio ai camerati più anziani. Durante una giornata particolarmente aspra in cui il suo reparto veniva sottoposto a violentissimo tiro di controbatteria, in qualità di tiratore dell’ultimo pezzo rimasto efficiente, in piedi, continuava a sparare fino all’ultimo colpo, gridando ‘Viva il Terzo Celere’. In altra azione di guerra, colpito dallo scoppio di una mina che gli recideva una gamba, sopportava con stoica fermezza la medicazione e, prossimo alla fine, pronunziava stupende parole di amor patrio, rammaricandosi di doversi separare dal reparto e dai compagni. Splendida figura di eroe fanciullo, simbolo purissimo della virtù della gente d’Italia”.

Così ne parlano i suoi superiori:

“Sergio Bresciani di fronte al nemico irrompente si è levato in piedi ed ha ripetuto il gesto eroico di Balilla. Egli è il vero protagonista di quella battaglia, perché ha ricordato a tutti la fede che non vacilla e tutti si sono aggrappati a quel suo grido d’amore per il nostro Reggimento”.

“Caro ragazzo! E’ caduto per un’idea, che non è spenta, anche se si è tentato di soffocarla. E’ caduto fronte al sole ed al nemico come un vecchio soldato, come tutti i nostri soldati, che non sono morti invano”.

E così scrive lui stesso al padre:

“Caro papà, ti sembrerà impossibile avere una soddisfazione da un figlio che ti ha sempre dato dei dispiaceri, eppure ti dovrai convincere che tuo figlio ha fatto fino all’ultimo il suo dovere”.

Non ti è sfuggita la fanciullezza Sergio, ora la conservi per sempre.

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