MARIO SONZINI

MARIO SONZINI
Oleggio (Novara) 5/4/1897 – Torino 22/9/1920

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Nato a Oleggio il 5 aprile 1897, morto a Torino il 22 settembre 1920.
Fu lavoratore operoso intelligente, cuore fervido e forte. Si arruolò volontario il 1 giugno 1915, benché affetto da una grave malattia che avrebbe potuto farlo dichiarare inabile al servizio militare e si batté bravamente sul Trentino dove fu ferito due volte e decorato al valore. Ritornato a Torino dopo la guerra e impegnatosi alla Officine Metallurgiche della Fiat, quale assistente, fu iscritto alla Sezione Nazionalista ed aderì con ardore a quella corrente che voleva dare al Nazionalismo un nuovo orientamento nel campo sociale. La sia attività per la costituzione dei Sindacati Nazionalisti fu vivissima, come vivo ed ardente era l’amore che univa ne suo spirito la Patria dei veri lavoratori. La follia rivoluzionaria che imperversò sull’Italia nel settembre 1920 s’abbatté su di lui: arrestato da guardie rosse e sottoposto al giudizio d’un improvvisato feroce tribunale, fu ucciso a sangue freddo e abbandonato sull’orlo di una via il 22 dicembre 1920[1].

Adolescente fu tra i fondatori del Circolo Operaio Nazionalista “Aurora”, che già nel 1914 affermava la superiorità della Nazione sulla classe. Volontario nella Grande Guerra. Si batté valorosamente, col 91° Reggimento Fanteria, sulle montagne del Cadore e di Comelico, venendo gravemente ferito alla testa. Dopo la guerra si impiegò come segretario di un reparto di fonderia della Fiat, divenendo anche un militante nazionalista. Durante l’occupazione delle fabbriche venne fermato, una sera, mentre rincasava. Perquisito dalle guardie rosse venne trovato in possesso della tessera dell’associazione nazionalista, per cui venne sottoposto a sommario processo e condannato ad essere bruciato vivo negli altiforni della FIAT. Poiché erano spenti pire quelli dello stabilimento Bevilacqua, il Sonzini venne ucciso a colpi di pistola. “L’Avanti!” così commentò il fatto: “Mario Sonzini, impiegato della FIAT, uno dei dirigenti dell’associazione crumiresca degli impiegati di quello stabilimento è un fascista militante. E il militare porta con sé questi inconvenienti: di andare a finire un giorno sull’orlo di una via, con la tempia forata da un proiettile”[2].

 

 

[1] Partito Nazionale Fascista – Federazione dei Fasci di Combattimento Novara, “Biografie di Caduti per la Rivoluzione”, Stabilimento Tipografico Cattaneo, 1936 – XIV, p. 25

[2]   Circolo Filippo Corridoni, “Per l’Italia. I Caduti per la Causa Nazionale (1919-1932)”, Edizioni Campo di Marte, Parma, 2002, p. 165


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