ENRICO TOTI

Patriota italiano, nato a Roma nel 1882 e morto nei pressi di Monfalcone il 6 agosto del 1916. Nonostante non fosse delle terre nord-orientali allo scoppio della prima guerra mondiale volle essere arruolato nel III battaglione bersaglieri ciclisti, nonostante avesse subito l’amputazione della gamba sinistra in seguito a un infortunio sul lavoro. Dopo essersi distinto in una battaglia a Selz nel 1915, un anno più tardi nei pressi di Monfalcone, fuori dalla trincea, incitava i compagni alla lotta e fu ferito tre volte, ma prima di morire tirò la stampella contro il nemico.

Nei pressi di Quota 85, nel luogo in cui cadde eroicamente, a Sablici, sopra Monfalcone, in un bosco da cui si scorge il mare, si trova un cippo eretto in suo onore tra gli evidenti segni di vecchie trincee della Grande Guerra.
« “In pieno giorno superammo lo sbarramento nemico allo scoperto”. Alle quindici circa del 6 agosto 1916 arrivammo a quota 85 (appena fuori Monfalcone, prima del fiume Lisert, in località Sablici). Venne subito l’ordine d’avanzare ed Enrico era tra i primi. Aveva percorso 50 metri quando una prima pallottola lo raggiunse. M’avvicinai mentre eravamo entrambi allo scoperto. Non ne volle sapere di ripararsi. Continuava a gettare bombe, e per far questo si doveva alzare da terra. Fu così che si prese una seconda pallottola al petto. Pensai che fosse morto. Mi feci sotto tirandolo per una gamba ma questi scalciò. Improvvisamente si risollevò sul busto e afferrata la gruccia la scagliò verso il nemico. Una pallottola, questa volta l’ultima, lo colpì in fronte” »
(Ulderico Piferi)

L’eroico gesto, simbolo di fede e di valore, gli valse la medaglia d’oro alla memoria.

«Volontario, quantunque privo della gamba sinistra, dopo aver reso importanti servizi nei fatti d’arme dell’aprile a quota 70 (est di Selz), il 6 agosto, nel combattimento che condusse all’occupazione di quota 85 (est di Monfalcone). Lanciavasi arditamente sulla trincea nemica, continuando a combattere con ardore, quantunque già due volte ferito. Colpito a morte da un terzo proiettile, con esaltazione eroica lanciava al nemico la gruccia e spirava baciando il piumetto, con stoicismo degno di quell’anima altamente italiana.»
Monfalcone, 6 agosto 1916.


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