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Novarese, classe 1885, Gray fin da giovanissimo mostrò due grandi passioni: la politica e il giornalismo. La sua vita politica iniziò nel 1911 con l’adesione all’Associazione Nazionalista Italiana di Enrico Corradini e Filippo Tommaso Marinetti; sposò il pensiero fascista già nel 1920, partecipò alla Marcia su Roma, aderì alla Repubblica Sociale Italiana ed infine al Movimento Sociale Italiano nel 1946.
Visse secondo il proprio motto “Con la Nazione sempre, contro la Nazione mai”.
Volontario sul fronte libico come ufficiale di fanteria nel biennio 1911 – 1912, Gray fu uno dei tanti Eroi che nel 1915 partirono armi in pugno per il fronte e portarono nel 1918 l’Italia alla vittoria e al compimento dell’Unità nazionale.
Naturale l’adesione al Fascismo. Il movimento di Mussolini aveva il merito di volere completare il risorgimento nazionale e di volere restaurare quell’ordine tradizionale infranto dalle ideologie sovversive nate dalla rivoluzione francese: “La costante programmatica di Mussolini è quella di risanare l’Europa dalla doppia infezione capitalista e bolscevica, ricondurla dalla dispersione spirituale al senso della gerarchia e dell’orgoglio”.
Fu fra le personalità più attive in campo culturale: “Andare verso il popolo con la cultura” affermava, per spronare il Regime fascista a un’azione culturale diretta verso il popolo italiano. Le biblioteche civiche di tutta Italia contano decine di migliaia di volumi donati da Gray, quella di Novara da sola ne conta tremila. Due sono le prospettive della Rivoluzione Fascista secondo il Nostro: l’Italia e l’Europa. Ne “L’Italia ha sempre ragione” del 1938 definisce la tradizione nazionale come fondamento del sistema politico italiano, indicando i suoi pilastri nella romanità e nel pensiero di Dante Alighieri. Ne “Dopo vent’anni. Il Fascismo e l’Europa” del 1942 definisce la dimensione europea del pensiero di Mussolini di costruzione di un’unità continentale indipendente sia dalla Russia comunista che dalla plutocrazia americana e inglese.
Perdere o salvare l’Europa: era questa la posta in gioco della guerra. Il 25 luglio 1943 con la caduta di Mussolini Gray rimane in Italia rifiutandosi di fuggire in Germania. Dopo l’8 settembre aderisce senza esitazioni alla Repubblica Sociale Italiana; in quegli anni sarà il garante della provincia di Novara e il direttore della Gazzetta del Popolo di Torino.
Finita la guerra, consegnatosi spontaneamente alla questura di Como, Gray sarà sottoposto a processo durante il quale si autodifenderà rivendicando con onore la sua fede e le sue azioni. Gli stessi giudici antifascisti esclusero ogni addebito per reati di sangue o contro il patrimonio, condannandolo a vent’anni per la sua adesione al Fascismo e alla RSI.
Tornato in libertà a seguito dell’amnistia Togliatti, Gray sarà tra i fondatori del MSI sedendo tra i banchi parlamentari e continuando la sua attività pubblicistica con la fondazione e la direzione del settimanale “Il Nazionale”. Dalle pagine del suo settimanale e durante i suoi discorsi parlamentari Gray espone le sue riflessioni su temi profondi e di grandissima attualità: la visione spirituale della vita, la necessità di subordinare la tecnica all’etica, la critica alla società dei consumi e al modello americano, il senso della Nazione, l’unità continentale europea su base nazionale. Morirà nel 1969 a Roma.

Queste le parole del suo ultimo comizio:

“Dal 1921 ad oggi, senza tradire il nostro motto “CON LA NAZIONE SEMPRE, CONTRO LA NAZIONE MAI” abbiamo praticato il dovere e sentito l’orgoglio di servire in pace e in guerra, nella buona e nella cattiva sorte. Servire la Patria nei suoi fondamentali istituti e servire il popolo nelle sue legittime istanze. Senza egoismi restrittivi ma senza avventure insensate. Questo abbiamo fatto escludendo dalla nostra norma di vita la paura, la slealtà e l’affarismo: sapendo dire di no anche quando dirlo era impopolare. Quando tutto crollò non fuggimmo e non ci nascondemmo. Sapevamo che chi perde deve pagare. Pagammo. Quando ci ritrovammo, riprendemmo la stessa strada della Patria e la continueremo finché Dio vorrà. Contro gli stessi avversari di sempre, perché anche se hanno mutato veste e formule, sono gli eterni bastardi che se l’Italia fosse in guerra coi pidocchi starebbero dalla parte dei pidocchi pur di non essere con l’Italia. Ci opporremo come allora alla loro congiura, che è decisamente antinazionale, antireligiosa, antisociale. Impediremo che riducano l’Italia a colonia, il popolo a plebe e la libertà a licenza sfrenata. Nessun merito alla nostra costanza. Quando si è dato tutto alla Patria si è dato ancora meno di quello che alla Patria di deve.”

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